L’accoglienza e la saggezza che vi è nell’accogliere

Ogni volta che incontriamo una persona la prima cosa che facciamo è giudicarla. Il primo istinto è quello di osservarne il volto, l’abito – di cui spesso si dice non faccia il monaco. Con il nostro atteggiamento spontaneo, quello di osservare, incamerare istanti fotografici nelle nostre memorie che riguardano quella persona (principalmente l’osservazione avviene attraverso l’occhio, ma anche con gli altri sensi e talvolta con il corpo), cominciamo a farci un’idea di chi potrebbe essere e di quale possa essere la sua natura. Talvolta quell’idea però potrebbe essere errata e non sempre frutto di un’esperienza conscia di incontro con l’altro.

Accogliere le altre persone o ciò che giunge nella nostra vita è una missione importante per ognuno di noi, soprattutto se vogliamo essere delle persone cariche d’amore.

Accogliere ciò che arriva dalla vita ci permette di essere leggeri. L’accoglienza è «benvenuto a te con quel che porti» indipendentemente dal giudizio poiché non spetta a noi giudicare. Per i celti infatti l’ospitalità e l’ospite erano sacri, altrettanto per i druidi (i loro sacerdoti) che traducevano tutto questo con l’accoglienza, anch’essa sacra. «Do il benvenuto a tutto ciò che giunge perché riflesso di ciò che vuole emergere». Accogliere significa dare il benvenuto a qualcosa nella propria vita e aprirgli la porta dell’anima per farlo entrare, proprio come un ospite. Quando si accoglie qualcosa ci si prende cura di essa.

L’accoglienza è come un soffio leggero che entra nei nostri polmoni e se siamo in grado di espanderli facendo entrare più aria, saremo anche in grado di discernere e non più giudicare ciò che giunge. Certo lo osserveremo, ma non con l’occhio che indica, che punta il dito giudicante, bensì con l’occhio espanso che palpita, del cuore che irradia. Se siamo in grado di ascoltare davvero le sensazioni che un’altra persona che si avvicina ci trasmette, forse riusciremo anche a non proiettare il nostro giudizio su quella persona, e a soffermarci su quello che potrebbe essere il suo vissuto, o la sua storia personale. In effetti parte del potere dell’accoglienza deriva proprio dal riconoscere la storia degli altri e il loro percorso di vita.

Accogliere e riconoscere il percorso degli altri è di estrema funzione per riconoscere anche il nostro di percorso. Forse a volte potrebbe non essere facile, ma se tutti noi ci ricordassimo da dove proveniamo – dal cielo, dalla terra, dagli alberi, dal cosmo – saremmo in grado di accogliere molto di più l’altro. Quindi questo mese lunare voglio porvi una riflessione: se lo scorso era importante il potere dell’abbraccio, abbracciare gli altri al di là di ogni talento, capacità, difetto, possibilità che l’altro ci portava nella nostra vita; questa volta l’accogliere in senso più ampio pone un significato all’abbraccio ancora più elevato che possiamo compiere nell’atto pratico ogni volta che riconosciamo la storia o il percorso di vita di qualcuno.

La riflessione va a toccare in particolar modo le persone che creano nella nostra vita quello che noi chiamiamo scompiglio (o meglio che il nostro ego chiama tale): riconoscendo la storia di chi in qualche modo ci mette i bastoni tra le ruote saremo in grado di vederlo con maggiore compassione. Respiriamo e riconosciamo le storie altrui. Attraverso questo riconoscimento saremo in grado di coltivare sentimenti più profondi, espansi, vivaci. La nostra vita prenderà maggiore colore, non avremo più bisogno di aggrapparci ai giudizi e tutto fluirà con maggiore coscienza.

Siate benedetti dalla luna e dal suo spirito.

E così ci rimettiamo in cammino…
al prossimo viaggio…

Alberto Fragasso

Voci dalle Terre del Sogno XXII – L’accoglienza e la saggezza che vi è nell’accogliere