Social-media e trasformazione digitale

Un uso consapevole della vita online oltre il tempo e lo spazio

Attraverso la tecnologia possiamo compiere una vera e propria metamorfosi della coscienza. Tuttavia non è detto che sia sempre in meglio; la scelta spetta a noi. L’utilizzo massivo dei social-network conduce a dipendenze di varia natura. Alcune di queste sono dal senso di compiacimento, e dall’idealizzazione di sé, che talvolta possono portare alienazione dalla realtà. Nonostante i social possano essere molto utili alla comprensione dei fatti quotidiani e a mantenerci in contatto – questo dovrebbe esserne l’utilizzo sano -, in alcuni casi possono influenzare profondamente la vita delle persone; soprattutto quelle dei più giovani.

Il ruolo degli influencer, per esempio, può essere formativo, ma anche plasmare le menti e talvolta orientarle con le parole; anche se non sempre ciò che viene seminato evita di alimentare “tempeste”. I social-network infatti, possono funzionare come un grande cestino del computer sempre a portata di mano, e come un vero e proprio contenitore di scorie emotive. Peccato che questo cestino sia comunitario. Ma allontanandoci un istante per osservare questi spazi digitali con consapevolezza senza denigrarli, potremmo considerarne sfumature inaspettate. Se provassimo ad attraversarli con uno sguardo che avvia un processo di riconoscimento; potremmo infatti renderci conto che tutto ciò che osserveremo è un aspetto della nostra società che necessita di essere visto. Da questa prospettiva i social diventano una piazza di trasformazione potente e nessuno ci vieterà di adoperare queste lenti sempre più di frequente.

Dal momento che i loro campi di interesse possono talvolta risultare un groviglio di rifiuti tossici; connettersi alla rete in uno stato di leggerezza cardiaco diventa quanto mai una necessità. Un modo per farlo è tentare di non prendere le cose sul personale, ad esempio quando leggiamo i commenti di un post. Un altro è quello di non idealizzare i profili delle persone che seguiamo, evitando di vivere nello “stato di coscienza di facebook”, ma radicandosi molto bene alla realtà ordinaria. Quando entriamo nei social, infatti, è possibile che la nostra coscienza si alteri e prenda forme inspiegabili. Alcuni strumenti tecnologici si legano facilmente ai nostri impulsi nervosi, mettendo alla prova costantemente il nostro ego, e facendoci correre il rischio di proiettare luci e ombre nell’archivio della rete internet. Sappiamo bene, grazie al proverbio, che non è tutto oro ciò che luccica; quindi leggere con consapevolezza le informazioni di cui ci nutriamo, può portare notevoli benefici all’ecologia della mente.

Social e mass-media contribuiscono alla trasformazione sociale, anche se spesso ci imbattiamo in notizie di dubbia natura dal sapore fake. Viviamo in un mondo dove rintracciare la verità diventa sempre più difficile; mentre le filosofie delle società native ci invitano a scovarla nel profondo. Quindi destare questo lato di noi in grado di esaminare in profondità, può condurci a sfruttare gli ambienti digitali in un modo migliore: ad esempio per ispirare, generare bellezza e seminare nuove visioni con ampio respiro, lontano dai disordini dell’ego. Certamente questo richiederà un’opera di volontà verso l’auto-osservazione e conoscenza, di estrema raffinatezza, che possiamo considerare solo mettendoci di buona lena a esfoliare la nostra pelle egoica per arrivare al cuore delle cose.

Quando ci troviamo a parlare costantemente di materiale di cui ci siamo nutriti nel web, che non ci piace o di cui spesso ci lamentiamo; sfruttare una pratica di utilizzo dello smartphone consapevole può avere solidi benefici. Se accusiamo una continua lamentela e osserviamo che è causata dal molto tempo che passiamo sui social; potrebbe essere dovuto al fatto che il nostro campo di giudizio si amplifica su queste piattaforme digitali. Alcune di queste sono costruite in parte anche per incentivare la competizione, per generare un senso di mancanza in cui lo spirito del capitalismo impera; e dove lo scopo è condurre a una creazione compulsiva di contenuti, che può generare in casi limite anche ansia o come abbiamo già citato, di dipendenza. Questo consuma il nostro tempo e a volte anche il nostro stato d’animo.

Osservare con coscienza e contemplare gli strumenti tecnologici invece può aiutarci a riprenderci il nostro tempo e a possederlo nuovamente come in un moment of being, evitando di essere in balia dei tempi del capitalismo; uscendo dai ritmi del consumo; sia come fruitori che come “veicoli di brand” di veloce sostituzione. Il riconoscimento del proprio valore può facilitare un utilizzo dei social come piazze creative di conoscenza, d’amore e di condivisione. Se cominciamo a notare però che ci passiamo troppo tempo e che questo ci intossica, allora potrebbe essere molto interessante registrare la propria voce in un monologo di lamentele cosciente (che può durare una decina di minuti ininterrotti), allo scopo di travasare tutto il nostro materiale emotivo verso una situazione. Durante la pratica è buono considerare di parlare senza fermarsi, lasciando che collegamenti d’ogni sorta o non-sense emergano accorati, come in un flusso della coscienza, uno stream of conscioussness di cura. Quando sentiremo di avere concluso, proviamo a riascoltare l’audio respirando consapevolmente e osservando cosa si muove dentro di noi. Se vedremo una parte interna del nostro essere sofferente, diamole il benvenuto con amore.

Un altro esempio di utilizzo consapevole dei social, è al momento dell’accesso a internet, in cui sarebbe buono ricordarsi di avere un intento, ovvero uno scopo chiaro. Per questo basta chiedersi: «Come mai voglio accedere con lo smartphone/con il computer ai social?», «Quale tipo di ricerca voglio fare?», «Che cosa desidero indagare?», «Quale nuova visione desidero accogliere dentro di me?», «Di che cosa mi voglio nutrire?», «Cosa desidero introdurre nel mio spazio sacro-corpo?». Ricordiamoci che l’approccio che adottiamo nelle nostre relazioni secondo l’epigenetica può attivare o disattivare geni del nostro DNA; e sui social le relazioni si moltiplicano; un po’ come se la rete di luce invisibile di cui parlano le società native potesse manifestarsi attraverso un suo surrogato nel reticolato cibernetico. Nella serie Sense8 delle sorelle Wachoski, presunte allieve di Castaneda, si cita proprio questo concetto, ovvero che la rete internet funziona come l’organo degli homo sensorium. Il suo funzionamento connette tutti quanti in un grande intreccio di relazioni. Da questo punto di vista, potrebbe essere molto interessante lasciarsi ispirare per un nuovo utilizzo della rete, allo scopo di unire maggiormente le persone.

Un intento cosciente durante la connessione a internet, può aiutarci a evitare di usare i nostri dispositivi in modo automatico come robot. Non lasciamo che la tecnologia ci trasformi in macchine o addirittura in zombie posseduti dallo spirito del capitalismo, esattamente come quelli delle tradizioni africane, cioè corpi cavi privi di anima; o come accade nella Trilogia delle Oscure Materiedove le persone a cui la connessione con il proprio daimon è stata recisa, attraverso un marchingegno meccanico; si trovano a vagare come fantasmi erranti e dimenticati in un oblio della coscienza.

Non lasciamo che il nostro pollice all’insù influenzi la nostra esistenza o che i like e il numero di follower siano la sola prospettiva da coltivare al mondo. Esiste infatti un tipo di matematica più virtuosa e nobile sul pianeta. Di questa si occupavano i saggi filosofi pitagorici ed è ciò che vive anche nel concetto di sezione aurea, le cui proprietà geometriche e matematiche rispondono a un rapporto armonico tra macrocosmi e microcosmi, tra l’universo e la natura, e tra Dio e l’umanità. La stessa idea di perfezione presente tra le proporzioni dei corpi che è rappresentata da Leonardo Da Vinci nel suo celebre Uomo Vitruviano.

Non è il numero di follower ciò che conta, bensì lo sguardo rivolto alla perfezione dell’universo, e la sua contemplazione; che possono aiutarci a ricordare che la struttura dei numeri nel cosmo ha molto più valore, poiché infinita.

Un ultimo aspetto da considerare quando si naviga i social-network, è l’osservazione del nostro stato di coscienza; che come abbiamo detto assume una forma differente nella rete internet. Nello stato di coscienza dell’amore, nulla di ciò che sta online potrà davvero influenzarci. Ogni nostra reazione può avere una conseguenza, anche quelle sui post, i quali possono diventare uno strumento di auto-osservazione in cui possiamo specchiarci. Insomma da questa prospettiva i social-network possono essere davvero uno strumento evolutivo, e lo smart-phone, lo specchio nero, il Black Mirror, in cui possiamo rimirarci ed esplorare le nostre ombre per rintracciarne l’oro.

In quest’ottica potremmo dire che stiamo praticando una forma di sciamanismo urbano in senso lato per l’uomo contemporaneo. Un modo di vedere le cose che può contribuire al nostro benessere e alla nostra evoluzione. Del resto la tecnologia non mina necessariamente la nostra vita quotidiana; è il nostro approccio a fare la differenza e a renderci davvero umani. Essa può essere un veicolo, e uno strumento d’aiuto che può accompagnarci a una trasformazione evolutiva. Proprio come accade tra i Transformers, ovvero macchine robotiche che sostengono l’esistenza umana e il mondo, e che possiamo leggere come la personificazione immaginifica dello spirito della tecnologia. Così quest’ultimo può assumere un altro volto, come un’entità cosmica di aiuto e supporto; invece che come un potere distruttivo che corrode il mondo fino a farci affondare. Ricordiamoci chi siamo, questo è l’essenziale.

E così ci rimettiamo in cammino…

al prossimo viaggio…

Alberto Fragasso

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