«Essere o non essere? questo è il problema!»

Shakespeare, Amleto.

Fra l’essere e il fare cosa scegliamo?

È molto importante discernere questi due elementi della vita. Cosa significa essere e cosa significa fare?

Essere è proprio il principio causale di ogni cosa. Da una prospettiva sciamanica è l’anima, quando noi siamo connessi ad essa, a ciò che radicalmente ed essenzialmente è nel nostro cuore. Quando ascoltiamo cosa canta la voce della nostra anima vuol dire che siamo sintonizzati con le frequenze del nostro essere. Ma c’è anche un essere più spurio, dettato dall’ego e dai canti della mente. Possiamo sempre scegliere di essere qualcos’altro che non è davvero ciò che c’è dentro di noi.

Quindi fondamentalmente quando seguiamo il nostro ego e quando ci identifichiamo e scegliamo di essere qualcosa che non è nel nostro profondo, facciamo uno sgarbo a noi stessi, non ci amiamo profondamente. Non siamo quindi in linea con chi desideriamo essere nel più ampio dei significati.

Fare invece significa azionare, creare un processo di azioni mosse da una radice essenziale. Quando facciamo qualcosa o svolgiamo un’azione, essa dipende sempre da un nostro pensiero, da un nostro pensiero che ha radice nel nostro spirito immaginativo. L’immaginazione quindi è cardine dell’azione, è la radice dell’azione. Quindi se vogliamo l’azione è il frutto di quella pianta che si forma da ciò che ci siamo immaginati. L’immaginazione infine parte da dentro, è una qualità della nostra mente e plasma la nostra esistenza. Ma prima di fare, prima di svolgere un’azione, dobbiamo cercare di chiederci che cosa vogliamo essere, chi vogliamo essere e come vogliamo agire di conseguenza.

In una società del consumismo dove ogni cosa è incapsulata nella continua produzione, nel tentativo di generare un benessere fittizio, nella creazione costante, produttiva, espansiva, che contiene in sé una creatività, ma che va essa stessa a spegnersi in un certo senso nel momento in cui diventa massificata, allora entriamo nell’ottica di dover fare, e quel fare diventa non più un’azione dell’anima, ma dell’ego. Il fare si trasforma in produrre e noi in macchine. Quel genere di fare lì, porta a una dipendenza, a una dipendenza profonda che è scaturita da un continuo bisogno sociale di successo. Questo è un tipo di successo smisurato e infinito che non si raggiungerà mai davvero, perché questo atteggiamento del produrre e del fare nell’ottica di produzione, portano a non rendersi mai conto dell’abbondanza, ma a osservare sempre la scarsità, la quale va riempita con ulteriore produzione, con un fare intossicante. È qui che dobbiamo renderci conto della medicina dell’essere. Chi vogliamo essere? Delle macchine o degli esseri senzienti?

Ancora prima di essere biologia, esseri biologici, siamo esseri senzienti, capaci attraverso la nostra coscienza di apprendere e approfondire, conoscere che cos’è l’amore e sintonizzarci su quell’ottica di visione per creare chi siamo davvero partendo da dentro, dall’ascolto del nostro cuore. Per cui osservando questo insegnamento sciamanico che si può dispiegare nella nostra cultura attuale, contemporanea, la vera domanda è chi desideriamo essere? E di conseguenza come desideriamo portarci nel mondo? Quali azioni? Quali passi vogliamo svolgere nella nostra attività quotidiana nel mondo? Quali impronte vogliamo lasciare nella nostra vita? E quale ricordo vogliamo lasciare impresso sulla nostra Terra? Quale memoria?

L’essere radicati in un ascolto profondo è equanime, luminoso, realizzante. Ogni azione ha una mano. Ogni gesto un corpo e un’intenzione. Non troverai mai una mano uguale a un’altra, per dimensione, linee e impronte, nemmeno fra due gemelli, come non troverai mai una persona con la stessa storia, che ha svolto le stesse azioni o fatto le stesse scelte, perché ogni persona è diversa e autentica a suo modo. L’unica cosa che le accomuna tutte è l’umanità globale di cui fanno parte, immersa nel grande mistero che chiamiamo vita.

Anche per i piedi vale lo stesso. Ognuno sceglie di camminare su questo pianeta a modo proprio, consapevole delle conseguenze che le proprie scelte possono avere. Ogni nostro passo lascia un’impronta sulla Terra, una memoria nelle persone che ci circondano e nei futuri discendenti.


E tu? Quale ricordo di te scegli di lasciare?

E così ci rimettiamo in cammino…

al prossimo viaggio…

Alberto Fragasso