Voci dalle Terre del Sogno XX

L’abbondanza e i suoi portali,
la gratitudine la chiave per aprirli

L’abbondanza ha delle porte, delle grandi porte, un portale dal quale dobbiamo entrare aprendo la nostra mente per poter accogliere le bellezze e le meraviglie che tutti i giorni la vita ci può donare. Il più delle volte ci perdiamo in lamenti, il classico bicchiere d’acqua in cui ci tuffiamo e ci immergiamo, come se quella fosse l’unica abbondanza a cui possiamo accedere. Eppure la natura ci insegna copiosamente che ogni giorno possiamo accogliere i frutti della vita, ma a causa delle restrizioni della nostra mente, non siamo in grado di vederli. Molte volte purtroppo non ce ne rendiamo conto e non ci accorgiamo di quanti doni ci offriamo l’un l’altro tutti i giorni inconsapevolemente, e di come questi ci vengano restituiti in cambio, dalla vita.

In ogni occasione, per quanto ci si apra a sentimenti di gratitudine – anche se talvolta in modo meccanico, per condurci alla consapevolezza di questa grande abbondanza che ci circonda -, ricadiamo sempre in quell’oblio culturale che ci porta a immergerci in un continuo bisogno di abbondanza fittizia: produzione, continua costruzione e abuso. Questo non significa abbondanza.

Abbondanza significa privarsi di tutto ciò che non è semplice, per vedere la qualità e il valore delle cose vere che stanno nelle relazioni profonde e nell’amore tra le persone, nella presenza di chi ci sta accanto e di chi ci ama, e che a nostra volta noi amiamo. Quando stiamo nell’abbondanza, stiamo anche nella gioia, nella spensieratezza e nella libertà, che spesso si muovono in un grande girotondo sacro, come delle grandi virtù custodi di questo pianeta che si librano in lontananza cercando di accudire l’umanità, la quale il più delle volte le vede soltanto a distanza, nonostante continui a produrre, fare, costruire una realtà fittizia fatta di oggetti, costumi, abiti, moda. Uno strabordare di un’abbondanza fittizia. Proprio a questo dobbiamo fare attenzione per poter creare una vita nel benessere perché non è vero che più abbiamo e meglio stiamo, ma meno abbiamo, più siamo, meglio viviamo.

Avere meno significa che in realtà di tutto questo cibo di cui abusiamo, non ne abbiamo bisogno; di tutti questi oggetti che compriamo costantemente non ne abbiamo bisogno, e tutti questi abiti che compriamo uno dopo l’altro, stagione dopo stagione, in realtà non ci servono. Dovremmo imparare a consumare meno per restare nell’abbondanza. Sembra paradossale, ma in realtà è così: l’abbondanza sta nella semplicità, nella cura e nella premura di ciò che abbiamo già, e del valore che esso ha.

Nella società contemporanea abbiamo perso il valore del riutilizzo, del ricostruire e anche il significato e la memoria che un oggetto può avere. Tradiamo l’anima di un oggetto che ci viene donato appena si rompe perchè diciamo «tanto posso andare al supermercato e comprarne uno nuovo» e così sviluppiamo una forma cronica di consumo che poi utilizziamo e approcciamo anche nella realtà quotidiana, nelle nostre relazioni con gli altri, con amici, partner e familiari. Questo non è buono per niente e non ci porta a un’abbondanza di vita.

È importante promuovere una semplicità del vivere, di riconnessione con se stessi e con il mondo per poter riabbracciare la vera abbondanza e, certo, la gratitudine è la chiave primaria e primordiale che ci riporta a tutto questo. Quando promuovo la pratica della gratitudine, una delle pratiche che sto proponendo durante il ciclo di conferenze dal titolo Antichi Metodi di Cura, mi rendo conto che si tratta di un genere di pratiche molto potenti, ma devono essere fatte con il cuore, a cuore aperto, perchè se sviluppate con la testa, con la parte cerebrale del nostro corpo, diventano un meccanismo che si dimostra un circolo vizioso che non ci porta verso la vera gratitudine, ma essendo fatto senza spontaneità, non conduce a reali benefici, trasformando la pratica in una lista di cose di cui essere grati e basta. Questo certamente può muovere comunque verso la gratitudine, ma permette di restare solanto in superficie.

È importante invece aprire il cuore alla gratitudine davvero, e per poterlo fare dobbiamo renderci conto di quello che è il significato di ciò di cui siamo grati. Per esempio quando diciamo «io sono grato per mia mamma» o «per la mia compagna» dobbiamo aprire il cuore alla presenza di quella persona e a tutto il significato che essa porta nella nostra vita, a tutti i doni che quella persona ci porta. A quel punto la gratitudine fluirà automaticamente e spontaneamente attraverso di noi, ma sta tutto sempre ad aprire le porte, i portali. L’abbondanza infatti ha dei portali e la chiave per aprirli è proprio la gratitudine. Se ci permettiamo di essere grati con spontaneità e apertura di cuore, nel profondo, allora raggiungeremo il grande calderone dell’abbondanza che tutti i giorni ci viene offerto dalla vita. Per concludere vi invito a leggere un libro eccezionale dal titolo Apri la porta all’abbondanza di Claudia Rainville, che tratta proprio di questi argomenti.

E così ci rimettiamo in cammino…
al prossimo viaggio…

Alberto Fragasso

L’Abbondanza e i suoi portali