Quando viviamo un senso di isolamento potremmo sentirci anche in gabbia, come leoni da circo ai quali viene somministrato del cibo con una certa strategia, lentamente, per essere addomesticati. In questo però il leone, nell’addomesticamento, è molto scaltro, perché impara a stare calmo. Sa che la condizione in cui si trova non è realmente adatta, rimembra la sua selvaticità, la sua libertà nella savana, eppure quella gabbia gli sta stretta e genera rabbia. E quando mette fuori l’artiglio, la zampa, e digrigna i denti dalla rabbia, il domatore alza la frusta e lo redarguisce. Gli consiglia di stare seduto, con calma, nella calma.

Seppure questa possa essere una metafora che possa richiamare le immagini del governo e dell’isolamento che stiamo vivendo, in realtà è una metafora che parla dell’anima; di come possiamo domare tutte le parti di noi con equanimità e riconoscere con amore che la gabbia in sé esisteva già prima.

Quanti non si sentivano isolati e separati dal resto del mondo, dalle credenze culturali, quanti di noi non si sentivano liberi già prima della quarantena? Quanti di noi si scontravano con pensieri e senso di mancata libertà?

La rabbia che può scaturire da tutto questo è una rabbia incontrollata, che può diventare anche violenta nei confronti di se stessi e degli altri, soprattutto perché ora la gabbia è anche fisica.

Eppure vi è una luce nell’isolamento, di cui ci possiamo prendere cura e coltivare quotidianamente, come un flusso circolare di respiro, che ci dà benessere e parte dal basso, dalla Terra, che parte dalle nostre radici, dagli antenati e arriva al cielo per espandere il tronco del nostro albero e permetterci di fiorire, di estenderci ed espanderci.

La libertà parte da dentro. Possiamo ribellarci quanto vogliamo, ma la vera ribellione è quella del controllo consapevole di ciò che proiettiamo all’esterno: i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre emozioni; per abbandonarci poi alla semplice premura e all’ascolto profondo.

Il leone a quel punto sarà in grado di uscire dalla gabbia ristorato. Non avrà più bisogno di un domatore perchè ritroverà nel ricordo della sua anima ciò che lo riconduceva al suo essere selvatico e non quindi la condizione in cui si trova, ma uno stato dell’essere che porta a una ribellione profonda della coscienza.

Quando la gabbia si apre, ovvero quando la vediamo, la osserviamo, la riconosciamo; appare molta luce, perchè andiamo aldilà delle nostre ombre, delle nostre limitazioni. Ed è quella la vera ribellione perchè siamo in grado di vedere là dove eravamo noi stessi a domarci e a controllarci e a sapere che ciò che credevamo di essere non è esattamente ciò che siamo.

Il buon senso e l’equilibrio a quel punto ci passa attraverso.

Questa può essere una nuova visione dell’isolamento, perchè la luce che porta in sé è proprio quella della consapevolezza; di renderci conto che le gabbie in cui crediamo di stare sono semplicemente quelle delle credenze e che la vera rivoluzione è quella di saper riconnettersi all’anima e all’amore universale di cui siamo parte integrante insieme a tutti gli esseri del cosmo.

Se abbracceremo questa visione non ci sentiremo separati dagli altri, ma saremo un tutt’uno con la Madre Terra e con i suoi figli, poiché anche noi lo siamo. Vedremo la gabbia, vedremo il domatore, vedremo la rabbia, vedremo il leone e la nostra selvaticità e li metteremo tutti insieme in armonia, come la trama di un racconto che avremo scritto su un foglio, una metafora, che accartocceremo come un copione di cui ci vogliamo disfare e che butteremo nel fuoco sacro del cuore, affinché esso possa essere trasmutato. Tutto ciò ci permetterà di creare una nuova visione insieme.

Il senso di separazione dal mondo

Il più grande senso di separazione che percepiamo è quello dal Creatore e dalla vita. Quando ci sentiamo isolati, lontani, abbandonati, affranti, tristi, senza soluzioni ai nostri problemi, ciò avviene perché ci sentiamo separati dagli altri e dal mondo. Tuttavia, è sempre la nostra percezione e il canto della mente che ci prospettano questa situazione, poiché la verità è che non siamo separati da nulla.

Noi siamo il tutto, in noi risiedono molte parti. Noi siamo l’altro, i nostri amici, i nostri parenti, tutti gli esseri viventi. Noi siamo l’universo e l’universo è parte di noi. Non c’è separazione. Percepiamo la separazione benché essa non esista. Siamo tutti connessi.

Quando ci sentiamo separati abbiamo bisogno di tornare a percepire quella connessione: la gratitudine può essere uno strumento efficace per sentirsi riconnessi alla vita e al Creatore e a quella scintilla divina che c’è dentro di noi.

Alberto Fragasso, Spiriti Alleati, pratica sciamaniche per crescere e guarire l’anima, Edizioni Amrita, Giaveno, 2018, p.96.

Recuperare l’anima del mondo significa recuperare coscienza di sé e della letteratura della nostra mente. Quale copione portiamo avanti? Quale copione copiosamente continuiamo a scrivere? Rendiamocene conto e non ci sarà più nessuna gabbia. Saremo così partecipi e responsabili del cambiamento.

Articolo sull’ ombra: Voci dalle Terre del Sogno XVIII: Accogliere e abbracciare l’ombra

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Punti di riflessione :

  • La relazione come medicina;
  • Distanza, lontananza e vicinanza;
  • La connessione con sé stessi e con il mondo;
  • Consapevolezza dell’isolamento, della separazione e integrazione con il Tutto;
  • Pratiche transpersonali e sciamaniche orientate alla Madre Terra.


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