Questa intervista a C. Michael Smith, detto Mikkal, è il prodotto di una live su facebook trasmessa questo agosto, più precisamente il 14 agosto alle 19.00, e si tratta di una traduzione letterale, quanto più possibile fedele, di quanto detto da lui in risposta ad alcune delle domande che gli abbiamo proposto. È stata un’esperienza molto interessante e sono felice di averlo intervistato. Mikkal è l’autore di “Jung e lo sciamanesimo, l’anima tra psicanalisi e sciamanesimo”, pubblicato dalle Edizioni Amrita, ed è anche il mio insegnante, parlo di lui infatti nel capitolo quattro di Spiriti Alleati, dal titolo l’amore è la medicina. Vi riporto qui sotto la sua biografia, tratta dalla quarta di copertina del suo libro e vi auguro una buona lettura.

“Il dottor C. Michael Smith, Ph.D., è da oltre 40 anni attivo come psicologo clinico e psicoanalista junghiano. Diplomatosi all’Università di Chicago e al C.G. Jung Institute di Chicago, il dottor Smith è stato inoltre iniziato alle tradizioni degli uomini di medicina Cherokee e Attis Quechua, e da sette anni lavora con il curanderismo amazzonico e le piante di medicina. Insegna in Europa da un decennio ed è membro del Cercle de Sagesse Ancestral de l’Union Ancestral e del Collège de Chamanisme a Parigi, in Francia. È direttore dei Crows Nest Centers for Shamanic Studies International, comunità dedite all’apprendimento dello psico-sciamanesimo in Francia, Belgio, Sudafrica e Stati Uniti e conduce seminari nell’Amazzonia peruviana e a Xoxocotla, Messico. È stato ospite come docente di True Sounds, The Shift Network, e nel 2018 ha tenuto un seminario di Psicologia clinica e umanistica presso la Saybrook University negli Stati Uniti.”

Per chi fosse interessato insegnerà e condurrà un seminario in Italia, il primo in assoluto – un’occasione da non perdere! – a Bosio (Asti – Piemonte), dal 4 al 6 ottobre 2019.

Che cos’è lo sciamanismo e come questo può essere connesso alla psicologia junghiana?

Carl Jung ha sviluppato la psicologia analitica attorno al 1919 in un periodo storico dove il mondo era molto diverso da come lo conosciamo ora, e nel momento in cui è morto nel 1961, la società, l’aspetto sociale di questo mondo, era molto convenzionale e la maggior parte delle persone non stava vivendo dalla prospettiva di un verso Sé. Solamente alcuni come artisti, danzatori, pittori, ecc. lo facevano. Ma la psicologia junghiana ha suggerito di diventare più creativi e di tirare fuori la propria voce, incoraggiando a esprimere ciò che le persone avevano dentro di sé, non solo la loro parte sociale, ma anche quelle più segrete che nessuno condivideva, eccetto per poeti, danzatori o artisti appunto. In un certo senso Jung ci ha incoraggiato a vivere come artisti, oppure come a degli sciamani!

Questo fu un punto di vista davvero nuovo. In Italia Roberto Assaggioli sviluppò un metodo assai simile influenzato da Jung, infatti si incontrarono ed ebbero degli scambi. È attorno al 1965 però che psicologia junghiana divenne di pubblico dominio e le persone cominciarono a diventarne avezze. Jung chiamava questo processo di espressione individuazione. Questo elemento di individuazione è correlato per Jung al daimon, un genio personale, come uno spirito guardiano.

Il daimon junghiano è connesso ai sogni, alle intuizioni, alla visione e all’immaginazione attiva, la quale è davvero simile allo sciamanismo. Infatti, fai un viaggio in altri reami, nel mondo degli spiriti o nell’inconscio per Jung e dialoghi con figure archetipiche o spirituali. Quindi Jung costruì la sua intera vita su questi principi e idee e si considerava allo stesso modo un uomo medicina del suo tempo ed era molto connesso alla Terra. Forse non sapete che costruì una piccola torre nei pressi di Bollingen, vicino a Zurigo, dove era a contatto con la natura, senza elettricità e dove creava uno spazio per cucinare sul fuoco e all’interno dipingeva i suoi sogni sui muri forgiando le sue visioni nella pietra e in questo spazio ha generato la sua intera vita.

La maggior parte del suo lavoro psicologico è stato sviluppato nel periodo in cui era da solo in questo luogo che aveva creato a Bollingen, e qui diceva di sentirsi davvero parte del vento, delle onde, sentiva gli spiriti degli antenati sussurrargli e visse in modo semplice come un indigeno. Diversamente poi viaggiò e incontro uomini medicina in diverse parti del mondo come il Marocco, e l’America, soprattutto nel sud-ovest, in un luogo chiamato Mountain Lake dove volle mettere a confronto la sua visione con la loro, trovando grandi similitudini.

A un uomo medicina Pueblo domandò come vedeva l’uomo bianco e questo gli rispose che guardando nei loro occhi avresti notato che essi cercavano qualcosa, ma non sapevano cosa e gli indigeni pensavano semplicemente che fossero matti. Jung chiese ancora come fosse possibile e per quale motivo secondo loro questo fosse vero. L’uomo medicina rispose che era perché pensavano con la testa e Jung ribatté che certamente non poteva essere diverso, dal suo punto di vista infatti non vi era altro modo di pensare, e invece, la risposta che ricevette era che occorreva ragionare con il cuore. Questo per Jung fu una rivelazione. Realizzò infatti che il percorso di medicina degli indiani era comunque di individuazione, ma molto più semplice e concreto, e con al centro di tutto il cuore.

La mia via quindi è quella del vivere dalla prospettiva del cuore verso l’individuazione junghiana, ma questo non significa vivere delle proprie emozioni, le quali possono essere molto drammatiche ed egoistiche. Per gli amerindiani il cuore è il centro spirituale della persona e integra la mente, il corpo, l’istinto e l’intuizione. È una maniera più integra per vivere.

Il daimon vive proprio nel cuore e può comunicarci attraverso il viaggio sciamanico, anche attraverso il sentire, ma non attraverso le emozioni. Il cuore sa cosa è giusto e cosa è sbagliato per te. Il cuore sa cosa il daimon ti propone per vivere al tuo meglio. Se non seguirai tutto questo, il tuo cuore, non sarai mai felice. Seguirai sempre ciò che è popolare, o qualunque cosa dicano le persone. Questo è esattamente ciò in cui Jung e gli uomini medicina di Mountain Lake credevano; parlavano lingue diverse, ma nel profondo si tratta della stessa cosa.

Il taoismo cinese si è evoluto dallo sciamanesimo ed è una filosofia molto sciamanistica. C’è sempre qualcosa che cambia nella vita, ci sono cicli che si muovono verso l’alto e altri verso il basso, nessuno può cambiare questo corso, neppure il più potente degli sciamani, perché è nella struttura archetipica dell’universo dalla quale la vita stessa dipende.

Nel taoismo lo yin e lo yang sono sempre intrecciati e insieme, se provi a separarli troppo incorri in problemi. Anche se, a dirla tutta, avrai problemi comunque! Nel taoismo se sei in un periodo di difficoltà potrebbe essere meglio andare con calma e attendere. Si tratta quindi di restare in equilibro attraverso gli accadimenti quotidiani e i cicli della vita. Ora, Jung seguì il taoismo e lo sfruttò, e in effetti la sua psicologia è molto taoista, quindi profondamente sciamanica. Talvolta taoista e talvolta sciamanica.

Nel taoismo tutto è insieme, il negativo e positivo, l’alto e il basso, il maschile e il femminile, la luce e le ombre. Quindi la teoria degli archetipi di Jung seguono questi principi. Archetipi e contro-archetipi – come accade tra le persone di sposarsi con chi è molto diverso da loro, talvolta una persona opposta all’altra. Anche questa teoria è molto sciamanica perché nello sciamanismo abbiamo un maschile, un femminile, gli spiriti, la natura, l’alchimia tra ciò che c’è dentro e ciò che c’è fuori, il sopra e il sotto, che necessitano di essere in equilibrio. Quindi vivere nel cuore significa cercare di tenere tutti questi pezzi insieme e non è affatto semplice! Anche se suona così chiaro e lineare tuttavia non è semplice la sua applicazione. Le persone indigene e gli sciamani riescono a viverlo facilmente perché la comunità supporta questo stile di vita.

Vivo in Nord-America, in lande tribali e sono attorniato letteralmente da indigeni (come gli Ojibwa) ed essi sono stati infettati dalla civilizzazione, ma so che le loro pratiche sono antiche e aiutano le persone a restare in equilibrio. Vengono effettuate capanne sudatorie, cerimonie della pipa, e altre dedicate alla luna, oltre ad esserci luoghi di condivisione comunitaria dei propri sogni, visioni e delle proprie sofferenze. Qui le persone trovano la forza spirituale per poter affrontare le difficoltà della vita.

Le antiche tradizioni possiedono rituali e cerimonie che onorano la vita, ciò che c’è dentro e fuori, i sogni e ciò che è importante comprendere; esistono delle ricerche della visione che aiutano a incontrare il proprio spirito alleato, o daimon, e tutta la struttura sociale supporta questi rituali sciamanici. E questo accade anche in Messico e in Perù dove insegno, e in Sud Africa, dove anche qui insegno e lavoro.

Il lavoro di Jung è molto simile, infatti fa un’analisi dei sogni, un lavoro su di essi, li fa mettere per iscritto, dipingerne le immagini, oltre che usare l’immaginazione attiva che non è nient’altro che una forma di viaggio sciamanico. Non usa il tamburo, ma possiede un modo per connettersi con tutto ciò che affiora al momento, che è una modalità spirituale. Nelle popolazioni indigene conoscono molto bene la forza e il potere dello stare insieme, e conoscono anche il potere dei rituali che possono guarire o portare in equilibrio. Dalla mia prospettiva queste tradizioni sono assolutamente intrecciate e interconnesse, lo sciamanesimo e la psicologia junghiana.

Con che genere di pazienti lavori sciamanicamente?

Chiamo tutto questo background psicosciamanismo. Ci sono persone che vengono da me perché sono uno psicologo, altre perché sono un praticante sciamano, ma la maggior parte dei miei pazienti sono persone che vivono stress post-traumatico, depressione o che desiderano semplicemente stare meglio. Da una prospettiva sciamanica comunico con loro al di là del linguaggio, con i simboli. Di solito non faccio capanne sudatorie, né utilizzo funghi sacri, ma le persone vengono comunque da me per cerimonie sciamaniche o perché interessati alla psicologia junghiana.

Sciamanicamente domando cosa la persona desidera nella propria vita, questa è la domanda cardine, ovvero che tipo di vita vogliono in particolare, nel dettaglio più preciso. Cosa desiderano con lo scopo di aiutarle a manifestarlo. Successivamente domando che cosa impedisca loro di avere tutto questo e li aiuto ad avere dei dialoghi interiori o facciamo delle cerimonie che aiutino a rimuovere questi ostacoli.

Quindi il lavoro è quello di entrare in connessione con il proprio vero Sé, liberarlo e creare la vita che desiderino a cuore aperto e onorando la Terra. Lavoro anche con le emergenze spirituali, le crisi di questo genere possono essere anche quelle di persone alle quali sono state fatte delle diagnosi psichiatriche errate, come il risveglio della kundalini o un risveglio sciamanico. Spesso queste persone vengono da me, al Crowsnest, o mi contattano su skype, e mi raggiungono per completare le loro iniziazioni.

Durante le sedute le persone mi spiegano i loro problemi poi io contatto gli spiriti e mi connetto con delle intelligenze più grandi, la guida mi passa attraverso e suggerisce come muoversi o talvolta gli spiriti parlano direttamente attraverso di me, dalla mia bocca. Questo è uno strumento di dialogo molto importante per il processo di trasformazione e guarigione della persona.

Che cos’è il Sacred Breathwork? Qual è la sua funzione?

La Sacred Breathwork, o respirazione sacra, è una forma di respiro connesso accompagnato da una musica molto potente vissuto in uno spazio comunitario molto sicuro. La musica supporta, non ci sono agenti chimici, né droghe, e conduce verso un viaggio, ma principalmente permette di arrendersi allo nostro guaritore interiore, lo spirito, che Stanistav Grof traduce con il principio olotropico al quale fa affidamento. La differenza con la respirazione olotropica è che nella respirazione sacra si attiva il risveglio del proprio daimon o il proprio spirito alleato. Lo spirito alleato, lo spirito guida è la personificazione del principio olotropico. Nel viaggio infatti lo puoi vedere, e dialogarci e domandargli qual è il prossimo passo evolutivo, nella respirazione olotropica invece questo principio è astratto. Tuttavia questa è una vera propria potente cerimonia, e ci vogliono una decina di esperienze per creare un grande cambiamento nella propria vita e la sua efficacia è molto simile a quella delle cerimonie di ayahuasca. In Italia sarò assistito da Mario Lorenzetti, facilitatore di respirazione olotropica da molti anni, ed Eva Morales che mi hanno già aiutato nelle aree limitrofe e supporteranno molto bene il lavoro che andremo svolgere.

Per me è un lavoro molto potente perché viviamo in momenti di forte crisi globale e cambiamento. Viviamo in un mondo intriso di paura, tristezza e violenza, ci sono guerre ovunque e mai nella storia umana abbiamo avuto così bisogno di salvare il mondo, ma non abbiamo tempo a sufficienza. Dobbiamo cambiare in fretta l’animale uomo e renderlo davvero homo sapiens, che letteralmente significa uomo saggio, poiché non lo siamo affatto! Per niente!
E come possiamo farlo? Con il lavoro di respirazione, il respiro sacro, l’olotropica o qualunque altro tipo di respiro che ci permetta di affacciarci ai nostri demoni interiori, le proprie ferite, sfide, dolori, e trasformarli. Bisogna morire completamente e rinascere in una nuova forma! E questo le cerimonie di respirazione sacra possono attuarlo esattamente come quelle di ayahuasca.

Nella respirazione sacra si parla di alcuni stadi della nascita che i medici conoscono e che vengono chiamate matrici perinatali. In un primo stadio il bambino fluisce all’interno dell’utero materno come in un oceano e la sensazione è di grande benessere, un senso di pace con il cosmo. Nella seconda fase la chimica del corpo cambia e si genera un processo di paura e un bisogno di fuga, ma non c’è la possibilità di farlo. Nella terza fase il processo che si genera potrebbe essere di soffocamento e altre sensazioni sgradevoli dovute anche alle contrazioni dell’utero della madre che a volte potrebbero produrre anche immagini di terrore o come quella di sentirsi bruciare vivi. Nella quarta fase invece se sopravviviamo a tutto questo, ci sentiamo in una situazione di equilibrio e di benessere perché siamo rinati.

La terza matrice è il problema per l’umanità, ma anche l’opportunità. Perché c’è molta morte, paura e la sensazione di dover lottare per sopravvivere, il tutto proiettato fuori nel mondo nel corso della nostra vita. Proiettiamo paura nei confronti soprattutto di chi è diverso da noi. Abbiamo paura della Terra, degli animali, degli insetti, in pratica di tutto. Proprio perché c’è una stretta connessione tra la crisi globale e la terza matrice perinatale. Come umani abbiamo la tendenza a essere violenti nei confronti degli altri, guerre, stupri, disastri ecologici, ma la matrice perinatale è anche un’opportunità di rinascita, perché ci conduce proprio verso quello scopo.

Noi abbiamo la tecnologia, i soldi e possiamo smettere di inquinare la Terra, i politici possono farlo, la tecnologia può e anche gli scienziati. Ma dal momento che sono ancorati a vecchie ideologie di brama e violenza contribuiscono a generare questi disastri. Necessitiamo quindi di un nuovo punto di vista.

Abbiamo bisogno di nuove strategie che scolpiscano un nuovo essere umano e il lavoro con il respiro può fare proprio questo, generando una morte e una conseguente rinascita perché la trasformazione spirituale segue proprio le quattro matrici. Perfino le capanne sudatorie, le cerimonie di ayahusca, le ricerche della visione, ecc. perché promuovono una nuova visione delle cose intrisa d’amore, premura e non di timore nei confronti dell’altro. Quindi l’intero processo che coinvolge tutta la cultura occidentale è di iniziazione sciamanica e necessita una morte e una rinascita che passa dall’individuo, il quale deve necessariamente interfacciarsi con i propri demoni interiori, trasformarli, affinché questo lo renda un homo sapiens a tutti gli effetti. Allo stesso tempo necessitiamo di sagge strategie che ci permettano di vivere attraverso il cuore e onorare la Terra.

La respirazione sacra può svolgere questo lavoro perché porta il meglio della psicologia e della pratica sciamanica, la psicologia junghiana non è sufficiente da sola e la pratica sciamanica lo stesso perché viviamo in un era contemporanea ed è importante integrare questi due aspetti, affinché questo contribuisca al cambiamento. Abbiamo bisogno di una moltitudine di uomini saggi per fare la differenza!

C’è qualcosa che vuoi augurare agli italiani che incontrerai al tuo prossimo seminario?

Ho visto l’Italia principalmente dall’aeroporto di Roma (a differenza della Francia dove ho lavorato per un decennio), tuttavia è stata di grande ispirazione per me. Il genio romano, per l’arte, ma sopra qualunque cosa Dante Alighieri. Se vuoi conoscere qualcosa sullo sciamanismo devi leggere la Divina Commedia. Per Dante il suoi daimon sono Virgilio e Beatrice. Il primo lo porta all’inferno, nella terza matrice perinatale, là dove ci sono gli esseri che destrutturano il mondo, e quando incontra il diavolo nel purgatorio deve affrontare delle difficoltà per poter diventare sempre più luminoso e salire in alto, dove finalmente arriverà nelle più alte sfere, in paradiso, dove incontrerà Beatrice, la quale è molto differente da Virgilio, ormai allontanatosi definitivamente. Lei lo porterà al centro dell’universo, nel suo cuore. Anche se Dante è vissuto in Toscana, dove in quel periodo non c’erano tradizioni sciamaniche, la cosmologia in ogni caso è precristiana e paleolitica, uguale per tutti, ed ha origini molto antiche nella tradizione europea. Il tutto all’interno di un grande poema. Non vedo l’ora di essere lì!

Intervista a C. Michael Smith, sciamano cherokee e analista junghiano