Biologia dello Spirito: la coscienza di un virus

Cosa ha portato l’esperienza della Covid alla Terra? A un primo sguardo il pianeta sembrerebbe piegato dalla forza di un virus. Si è detto tanto a riguardo, ma in realtà si è detto poco o nulla. Si parla poco infatti di che cos’è un virus, di come agisca realmente e di come il sistema immunitario umano possa evolvere e crescere da un meeting con questo. L’esplorazione della mappa del genoma umano conduce a esperienze antecedenti, lontane dalla contemporaneità, che riguardano l’uomo dei primordi, il cui incontro con i virus l’ha condotto all’evoluzione.

Ciò che è importante nel grande mare magnum dell’informazione, è crearsi un’opinione sferica di un certo argomento che comprenda più prospettive e non una unica; questo è ciò di cui si occupa la narrazione antropologico-medica nell’osservare un problema e nella ricerca di una conseguente soluzione, che abbracci più prospettive integrate.

Questa è un’immagine di come si presenta la proteina spike del SARS-cov2, emblema di un intero periodo storico mondiale. Proviamo a contemplarla e osservarla: che sensazioni corporee ci suscita? Quali pensieri? Quali immagini risveglia?

Nel caso della struttura del SARS-cov2, abbiamo un virus a forma di sfera con tante braccia, le quali possono agganciarsi alla cellula, sottili estroflessioni costituite da glicoproteine tipiche dei virus (in rosso nell’immagine), che formano una sorta di corona, da cui il nome coronavirus.

Un virus fondamentalmente entra nelle cellule di un corpo di un essere vivente e induce la propria riproduzione, con conseguenti infiammazioni, infezioni o degenerando talvolta in altro. I sintomi da covid sono molteplici, come la perdita del gusto, e nei casi più gravi quella che viene definita polmonite interstiziale che può acuirsi e portare a una mancanza di respirazione e di ossigenazione.

È incredibile come il potere di cura del respiro sia stato messo dietro un sipario e nemmeno contemplato, come se all’arrivo del covid le uniche opzioni fossero mettersi al riparo o morire. Un virus può fare paura, ma sembrerebbe che le persone nel profondo abbiano più paura della mancanza di libertà. Le conseguenze nell’entrare in contatto con il virus infatti sono l’isolamento, la lontananza dai propri cari, e da ciò che abitualmente si è portati a fare. Per cui la sentenza del virus conduce a deviare completamente dalla struttura della propria esistenza o da come, per meglio dire, l’abbiamo immaginata – perché non è detto che dobbiamo sempre e per forza vivere allo stesso modo continuamente. A volte la vita ci pone dei click, accende degli interruttori, per cui decidiamo di cambiare e di trasformare il nostro vissuto. C’è chi lo fa cambiando lavoro, casa o partner o semplicemente approccio e attitudine alle cose.

Molto spesso una malattia porta anche questo: per esempio se viviamo con un problema alla gamba e cominciamo a zoppicare, il nostro approccio alla vita cambierà perché non potremo più andare in alta montagna o partecipare a maratone. Quindi se questo fosse uno dei nostri desideri dovremmo certamente fare i conti con qualcosa di più grande, che è il dialogo con l’esistenza e con le sfide che la vita pone di fronte. Ci sono persone senza gambe e senza braccia che riescono comunque a partecipare a gare, che scrivono al computer, o semplicemente che riescono a vivere una vita degna di essere chiamata tale.

Molto spesso è tutto nella nostra testa, dipende dalle immagini, dallo sguardo che poniamo sulle cose e dalla nostra osservazione. Chi ha vissuto esperienze traumatiche lo sa che esse portano a un cambiamento; ma quelle persone sono anche dotate di grande coraggio e capacità di crescere e di evolvere. Questo è il motivo per cui l’esperienza del dialogo con qualcosa che fa paura, in realtà tempra. Certamente è bene non parlare di coloro che hanno incontrato la morte in questo caso, perché, come la morte per qualunque altra malattia e incidente, è necessario avere cura e rispetto, e la migliore medicina è quella del silenzio e dell’augurio di un buon viaggio, senza parlare sopra ricercando le cause e le concause dei decessi. Le persone non sono numeri o ammassi di corpi.

L’incontro con il SARS-cov2 ha portato a uno sconvolgimento globale che in parte è vero, e in parte è ingigantito dal paesaggio sonoro dell’informazione, dal terrorismo psicologico, dal potere delle parole e dalle conseguenti reazioni delle persone; come il dissenso per le misure restrittive e il bisogno di espandersi nonostante la costrizione. Molte di queste misure portano a un aumento dei timori rispetto alla malattia e alla sua gravità, poiché ogni malattia ha in sé anche una carica psichica che è quella che gli dona non solo l’individuo, ma anche l’inconscio collettivo.

Per esempio, la parola tumore di per sé ammanta di un’oscura nebbia quando viene pronunciata, di qualcosa di “insondabile”, un ignoto cammino verso la morte. Al solo udire quella parola ci ricordiamo tutte le persone che ci sono state attorno e che hanno vissuto quell’esperienza.

Non tutte fortunatamente sono morte. Alcune sono sopravvissute anche grazie alle cure e alle premure ricevute e a una medicina che a volte ha funzionato. Altre volte invece ha peggiorato notevolmente la situazione. La nostra è una società che non riconosce i passaggi e la morte è un grande tabù. A maggior ragione considerando i decessi durante le quarantene che non sono state visti nel profondo, né riconosciuti; come nel caso di persone morte isolate, lontane dai propri cari per evitare ulteriori contagi.

Questo porta a una grave mancanza di senso che si osserva nel non prendersi cura di una malattia da più punti di vista; e principalmente da quello psicologico, dove in questo terreno la situazione è aggravata dalle continue manifestazioni di notizie e dell’informazione pesticida dei giornali, che invece di portare una fertile e rigogliosa coscienza e conoscenza di ciò che è il potenziale umano; continua a vivere dei timori delle persone e a nutrirli, seminando inconsapevolezza, distrazione e continua ansia generale nella gente.

Il SARS-cov2 quindi non è soltanto un’esperienza fisica, ma anche sociale; e forse prima di tutto tale, dal momento che i virus possono essere trasmessi da un corpo a un altro tramite il contagio da contatto, e di contatto si parla poiché l’essere umano è un animale sociale che evolve attraverso le relazioni: come quella con il mondo e con la natura che quest’anno è venuta purtroppo a mancare per tutti, anche se alcuni non la consideravano già in partenza; e quella con i corpi, come gli abbracci, le carezze, le premure, la connessione con le altre persone.

I virus vivono e si espandono nell’interazione sociale tra esseri viventi e il contatto, ma è anche vero che grazie ad esso permettono l’evoluzione. Molti virus hanno portato a un’evoluzione delle specie. Da un punto di vista scientifico certe specie si sono evolute biologicamente grazie all’esperienza di contatto con i virus.

Questa è un’immagine di come si presenta il pianeta Terra. Proviamo a contemplarla e osservarla: che sensazioni corporee ci suscita? Quali pensieri? Quali immagini risveglia?.

Ora ciò che dobbiamo fare è certamente riconoscere che questa è un’esperienza evolutiva sotto molti punti di vista, ma soprattutto della coscienza, perché se ci rendiamo conto che possiamo fare un salto emotivo, psichico e spirituale di fronte all’incontro con questa entità del SARS-cov2, che ha portato a ricoprire la Terra di una patina gelatinosa mondiale di mancanza di senso, devastando i principi cardine delle relazioni; a quel punto scopriremo che dentro di noi vi è la responsabilità di ricucire la relazione con il mondo e di ricreare e ritessere la rete di luce di tutti gli esseri viventi, quella che per i popoli nativi ci tiene tutti connessi.

Questa è la coscienza che può portarci l’esperienza del covid. Nulla di più. Ci troviamo di fronte a un baratro in cui possiamo scegliere di saltare o no, ma se lo faremo, se avremo il coraggio di buttarci in un flusso di coscienza più ampio, scopriremo che dietro l’esperienza di un incontro con una malattia, c’è la possibilità di reincontrarsi, di fare un viaggio come individui e come collettività alla scoperta di un mondo nuovo, che è lì soltanto per noi, al di là di terapie, di possibili dpcm, restrizioni e libertà. Un mondo ancora fatto di profumi, di sguardi, di sorrisi, di abbracci, di gioco e di contatto sociale, di letture e di teatri, di epifanie. La Terra ci sta chiamando, apriamoci all’opportunità di fare questo salto con coraggio!

Alberto Fragasso

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