Antropologia e archeologia del sogno per una filosofia perenne?

Come antropologo mi sono trovato a esplorare numerosi aspetti del tema del sogno nelle popolazioni, a studiarli e apprenderli sui libri. Tuttavia, fin da piccolo, ho appreso gli insegnamenti più importanti sul mondo onirico attraverso l’esperienza diretta, che mi ha portato successivamente al percorso di studi antropologico per comprendere meglio che cosa mi capitasse nella quotidianità, conoscere quei fenomeni e avere uno strumento che mi consentisse di esplorare la vita in modo personale e creativo.

Il respiro è stato un altro strumento che mi ha aiutato molto nella presa di coscienza di aspetti di me che avevano bisogno di emergere e di essere guariti. Attraverso la respirazione e la pratica del sogno sono riuscito a comprendere elementi della mia persona che probabilmente nemmeno in anni di psicoterapia sarei riuscito a esplorare.

Sono grato per tutto quanto mi è stato messo di fronte dalla vita nel mio cammino, accompagnato dalle persone che mi hanno mostrato ciò di cui avevo bisogno e facilitato nel fare emergere certi talenti e capacità creative che possedevo. Non è mai un caso il fatto di incontrare certe persone sul proprio percorso e questo accade anche con alcune situazioni, eventi o oggetti che ci raggiungono nella sincronicità dell’universo. E quando l’universo bussa alla porta è sempre meglio aprirla!

Un giorno mi trovavo in una libreria: era un periodo in cui mi sentivo piuttosto scombussolato e invaso da numerosi pensieri, avevo bisogno di fare delle scelte importanti; così chiesi il supporto degli spiriti con la richiesta di condurmi a un libro che mi avrebbe potuto guidare. Mi misi in ascolto del corpo e mi lasciai trasportare, finché mi imbattei in un libro dal titolo La storia segreta dei sogni[1]. Si trattava di un testo di Robert Moss, autore che ho già ampiamente citato, ma di cui a quel tempo non avevo ancora letto nulla. Rimasi stupito perché non ero a conoscenza di traduzioni italiane delle sue opere. Questo è stato uno di quei momenti sincronici in cui l’universo sfonda la porta!

Infatti, Moss in questo libro parla del suo percorso di vita e di come si definisca archeologo dei sogni, di come le sue capacità di sognatore l’abbiano aiutato nell’approfondire ricerche archeologiche, sviluppando prospettive nuove e luminose.

Quando lessi questo suo lavoro rimasi folgorato, perché avevo appreso che molto del suo percorso personale, raccontato meravigliosamente anche in un altro testo tradotto in italiano, Il ragazzo che tornò dall’aldilà[2], mi tornavano particolarmente: sentivo di aver vissuto un percorso molto simile.

Secondo Moss un archeologo del sogno è una persona che è in grado di investigare e di interpretare tutti gli indizi presenti nella scena di un’altra epoca, di entrare in quella scena, e poi di riferire conferme inconfutabili anche di fronte a un controinterrogatorio. Se l’archeologia viene spesso considerata la scienza che studia e riporta alla luce l’antichità, l’etimologia della parola “archeologia” rivela un livello ancora più profondo: è lo studio dell’arché, il principio o elemento fondamentale da cui tutto ha origine.

Tre sono i requisiti fondamentali per un archeologo del sogno. Il primo è la padronanza di una serie infinita di fonti, la capacità di leggere fra le righe e creare collegamenti che erano passati inosservati agli altri specialisti. Il secondo è la capacità di collocare il sogno nel suo contesto, materiale, sociale e culturale: infatti bisogna conoscere bene lo spazio immaginale, così come lo spazio fisico, entro i quali hanno luogo le esperienze del sogno. Il terzo requisito, invece, è la capacità (che va sviluppata) di calarsi in una realtà diversa, e sperimentarla dal suo interno: attraverso le arti del viaggio cosciente nel sogno, dell’immaginazione attiva e della “visione condivisa” è possibile infatti calarsi in altre epoche e avere una conoscenza diretta delle condizioni che poi potremo investigare e verificare; così facendo forse sarà possibile aiutare studiosi e professionisti a spingersi più in là nelle loro scoperte.

È possibile a mano a mano che ci si addentra nei livelli più profondi della storia passata e futura, immaginare di nuovo la sequenza lineare degli eventi dal punto di vista della metastoria (una comprensione che trascende il tempo lineare) e affacciarsi nelle situazioni di vita di personaggi del passato o del futuro che possano trovarsi in relazione con noi in svariati modi: come progenitori o discendenti, come membri delle nostre più ampie famiglie spirituali, come personificazioni di aspetti di noi stessi, oppure omologhi che vivono realmente in altri luoghi e in altri tempi. Questo consentirebbe di sperimentare una comunicazione diretta con personaggi viventi in altre epoche, traendone un mutuo beneficio, nel loro “presente” così come nell’esteso presente del tempo del sogno[3].

Non posso far altro che espandere questa visione di Moss anche all’antropologia, poiché è la mia materia di riferimento, in quanto antropologo e ricercatore. Mi trovo infatti di fronte alla possibilità di espandere la coscienza ed entrare in campi d’indagine sottili che mi possono donare grande ispirazione ed esperienza; si tratta di campi di indagine che a un classico antropologo non sarebbero accessibili, poiché la realtà non ordinaria è in grado di donare ispirazione e prospettive illuminanti sui quesiti che ci poniamo e su tutto ciò che abbiamo bisogno di esplorare.

Inoltre l’esplorazione del respiro, l’indagine cui esso porta e la consapevolezza che fa emergere mi hanno spinto a maggiori prese di coscienza negli ambiti di ricerca che stavo esplorando: erano proprio come dei viaggi trasformativi che mi donavano nuove informazioni, nuovi spunti di indagine di cui avevo bisogno per approfondire ed espandere ciò che stavo studiando. Potete ben immaginare quanto questo mi fu utile ai tempi in cui frequentavo l’università!

Tuttavia, ognuno di noi ha le proprie capacità e potenzialità e l’arte del sognare può aiutarci a esplorarle. Ognuno di noi è abile in un proprio ruolo e possiede un proprio posto nel cerchio della vita. La targhetta “del sogno” può essere associata a qualunque professione, oltre che a quella dell’antropologo, poiché il sogno può essere una grandissima fonte di ispirazione e potere e fornire a chiunque una forte spinta in direzione del nostro compito nell’universo.

Esplorate voi stessi attraverso il sogno. Per me i campi di interesse sono antropologia ed erboristeria, per voi potrebbero essere la medicina o la psicoterapia o qualunque altra cosa. Espandetevi, esplorate e prendete coscienza delle meraviglie dell’universo. Prendete coscienza delle meraviglie che l’universo dentro di voi possiede e delle grandissime risorse che siete in grado di portare nel mondo.

L’arte del sognare è uno strumento utile che può essere esplorato e utilizzato proprio per questo motivo. Siate liberi di essere voi stessi, esprimetevi: già con questo migliorerete il mondo, perché sarete consapevolmente parte della sua bellezza.


[1] N.d.R.: Robert Moss, La storia segreta dei sogni, Castelvecchi, 2013.

[2] N.d.R.: Robert Moss, Il ragazzo che tornò dall’Aldilà, Mondadori, 2015.

[3] N.d.A.: Robert Moss, La storia segreta dei sogni, op.cit.

tratto da Alberto Fragasso, Spiriti Alleati, pratiche sciamaniche per crescere e guarire l’anima, Edizioni Amrita, 2017.

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