Val Camonica: un tuffo nel cuore del passato

La Val Camonica, detta anche valle dell’Oglio, a monte del Lago d’Iseo, in zona bresciana, è una delle maggiori valli della Lombardia ed è famosa per la grande quantità di incisioni rupestri che ospita. Gli antichi Camuni, popolo reto-ligure, abitava questa valle a partire dai tempi dell’Età del Ferro (I millennio a.C.) ed ebbero molti contatti e scambi con i popoli della Val Padana e gli Etruschi. Nel I sec. d.C. però vennero sottomessi dai Romani che li annetterono al loro impero e molto lentamente la loro cultura venne scemando, subendo un rapido processo di latinizzazione.

valcamonica01Tuttavia, furono uno dei popoli più grandi tra i produttori di arte ruprestre. Ne sono una testimonianza le oltre 140.000 figure e incisioni rinvenute, ovvero una delle più ampie collezioni di pretroglifi preistorici del mondo. I temi trattati nelle incisioni sono vari, la maggior parte delle raffigurazioni contiene immagini celesti, animali, armi, file di esseri umani, figure geometriche, labirinti e scene cerimoniali e di caccia.

Una delle più significative è quella che rappresenta una tra le più antiche immagini di Cernunnos, divinità adorata nelle Gallie e in Italia settentrionale, la cui incisione risale al IV sec. a.C. Essa mostra il dio sciamano, metà uomo e metà cervo, che regge con la mano sinistra un torquis, ovvero un collare ornamentale indossato dalle popolazioni celtiche e con la mano destra un serpente, simbolo di medicina e di trasformazione dell’anima.

valcamonica02Altra incisione interessante è quella del labirinto, che secondo alcune interpretazioni, rappresenterebbe il “Ludus Troiae“, ovvero un gioco tipicamente italico in cui due guerrieri compiono circonvoluzioni e movimenti che ne ricordano la forma. Secondo altre invece, potrebbe rappresentare un vero e proprio labirinto, simbolo presente in molte culture d’Europa, come quello del Minotauro e del filo d’Arianna o altri presenti nella mitologia celtica, come quello situato nei resti del Tor di Glastonbury.

Nella pratica sciamanica è possibile contattare l’anima dei luoghi per rintracciarne la saggezza perduta e sepolta nei secoli. Essi infatti possiedono una memoria del passato che risuona ancora sotto forma di eco, che un orecchio attento e rispettoso può ancora ascoltare, o un occhio vigile e aperto può leggere come un libro.

Circa due anni fa, ho ottenuto l’ispirazione di organizzare un cerchio sciamanico in quei luoghi, e con un gruppo di praticanti sciamani amici ci siamo prodigati nel farlo, stimolati dal sapore antico delle terre camune. Siamo rimasti sorpresi dall’esperienza vissuta e dallo stato di profonda fusione con l’anima del luogo, gli alberi e le rocce, attraverso canti e danze per celebrare la guarigione della Terra. Abbiamo contattato l’anima degli antenati del posto, affinché ci supportassero nei due giorni di pratiche e la prima sera, passeggiando per i boschi, abbiamo trovato un incavo spazioso nella roccia, che ci ha ospitato tutti quanti fino a notte fonda.

Qui abbiamo potuto continuare i canti, attorno a un fuoco, illuminati dalla luna piena. Fu un’esperienza di gruppo eccitante ed emozionante e pareva come se il passato stesse rivivendo nel presente attraverso di noi. Il mattino successivo, abbiamo utilizzato la cenere del fuoco per dipingere sulle pareti della grotta simboli ricevuti la sera precedente, storie che segnavano il nostro passaggio, ma in particolare ciò che ci portavamo nel cuore. Gli spiriti ci volevano insegnare l’importanza dell’arte, di come essa possa essere un veicolo per l’anima e per i messaggi e per i simboli ricchi di luce che può contenere e che tuttora conserva fin dai tempi in cui l’uomo compieva i suoi primi passi sulla Terra. È stata un’esperienza bellissima, come incarnare il passato, un passato che ancora vive in quei luoghi e che forse aspetta solo che qualcuno tenda l’orecchio e lo ascolti di nuovo.

Alberto Fragasso