L’uomo selvaggio e il potere della Natura

Di archetipi e anima, le terre del cuore e gli spazi infiniti e illimitati dell’Essere

“Mentre scrosciano le acque dal torrente al mare, un cuore si schiude nella corrente, il flusso, spirito libero, accarezza le rocce, saluta il muschio, incontra la foresta, nella natura selvaggia”

Preghiera alla montagna

Possiedo un ricordo molto bello e luminoso del mio ultimo viaggio in Finlandia. Un bagno notturno in un lago alle 2.00 del mattino, immerso in un’accogliente pace ancestrale, io e un Silenzio cosmico. Da qui e da molti altri momenti panici nella natura nasce una riflessione sull’uomo selvaggio, un archetipo molto potente presente in ognuno di noi. Ha accesso al potere della Natura infatti solo chi osa cercarla dentro di sé.

Fin dai tempi dei primi uomini vi è stata un’opposizione tra natura e cultura e ora più che mai dove la cultura ha generato strati di memorie, l’uomo ha perso il suo contatto naturale con la terra e con il pianeta e di conseguenza anche la sua profonda connessione con se stesso, con la propria verità, la propria vera natura.

In passato vi era la possibilità di essere in armonia con i cicli universali, con il tempo atmosferico, con le stagioni, con il ciclo naturale dell’anno e con i propri cicli corporei. Ora purtroppo con la velocità a cui siamo sottoposti questi cicli sono snaturalizzati, destrutturati, intrappolati e ingarbugliati in una cultura che soffoca l’anima.

L’uomo selvaggio, o la donna, è il simbolo archetipico* dell’antico uomo in grado di essere connesso alla natura, di leggere gli omen e i simboli dell’Universo. L’uomo selvaggio prega per la notte e per il giorno, prega per il proprio risveglio interiore, per il risveglio continuo e naturale delle cose; la Terra è sua madre, il Cielo è suo padre. Il Divino è dentro di lui. Non ama vestirsi di gabbie, ma i suoi abiti sono la sintonia e la simbiosi con l’Universo, il profumo del muschio, l’odore della terra, le mani nel fango, la conoscenza del sogno, la consapevolezza, l’empatia del cuore, lo scorrere delle acque del torrente. Egli è custode della Terra poiché il suo battito cardiaco coincide con quello del centro del pianeta.

In questi tempi dove la connessione con la cultura locale e il folklore e con la cultura Madre, ovvero quella naturale e profonda, dell’essere umano in quanto parte di un’umanità, una cultura al di là di ogni cultura, che ci rende tutti connessi e parte di un tutto, comincia a essere vacante, l’uomo selvaggio si fa sempre più presente e rivendica il suo potere, poiché è la Natura stessa a rivendicarlo.**

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Fusione con la natura

L’uomo selvaggio è in grado di immergersi ed essere in fusione totale con la Madre Terra e tutti i suoi esseri viventi. È in grado di immedesimarsi in una pianta, di avvertire e sentire le emozioni di un animale e fraternizzare con i suoi simili riconoscendo in un loro la luce divina, l’anima, ciò che di profondo c’è nel cuore di ogni singolo individuo ed essere vivente.

L’uomo selvaggio si veste di foglie e prega per la Terra, per la sua guarigione, per l’estinzione del consumismo, per il risveglio della natura, per un’ecologia dell’ambiente, per una salvaguardia e un rispetto totale dell’ecosistema e della vita stessa e per il cerchio della vita, poiché l’uomo selvaggio è un tutt’uno con esso.

Egli è parte del potere del sole ed è a conoscenza di come vivere in comunione con il mondo vegetale e quello animale, è il macrocosmo e il microcosmo, la fiamma e il focolare, la foresta e le sue foglie, la goccia e il mare. È signore sia del giorno che della notte, amante di tutti gli astri. della luna e delle stelle.

L’uomo selvaggio riconosce l’Uno, il Dio, la dea, Buddha o come preferite chiamarlo, la scintilla divina in ogni essere vivente, la percepisce, la sente nel bosco, nella vita quotidiana di tutti i giorni, fluire attraverso le mani degli altri esseri viventi, nei corpi delle persone, in ogni momento e in ogni istante della vita stessa e riconosce i cicli naturali del proprio corpo grazie a questa connessione con la natura poiché in grado di essere in armonia con i suoi cicli.

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La connessione con la natura, l’armonia e la salute

Spesso quando ci allontaniamo dalla natura stiamo male. La natura è una grande maestra di vita ed è in grado di insegnarci moltissime cose. Quando siamo in connessione con essa, in connessione profonda, lo siamo anche con la nostra profonda natura divina.

Quando ci allontaniamo da noi stessi o quando non onoriamo chi siamo, i nostri sogni, i nostri talenti, le nostre capacità, cominciamo a stare male, rischiamo di ammalarci e accumuliamo emozioni pesanti come tristezza, malinconia, rabbia o dolore e successivamente potremmo accusare di disagi più profondi quali depressione o malattie fisiche localizzate. Tutto questo accade proprio perchè non vediamo e non riconosciamo per primi la nostra vera natura.

Quando recuperiamo il nostro potere o ci riconnettiamo col nostro io più profondo, con ciò che di naturale c’è dentro di noi, ovvero la nostra scintilla divina e quando la osserviamo, ne siamo consapevoli e la portiamo nel mondo insieme ai nostri talenti, allora sì, riconosciamo la nostra vera natura ed è lì che il potere dell’uomo selvaggio si fa sentire di nuovo. Un uomo libero dagli impedimenti dell’ego, da emozioni e da pensieri tossici, in grado di essere se stesso e portarsi così com’è nel mondo e nella comunità, con accettazione totale di sé e riconoscimento del proprio ruolo. L’uomo selvaggio è un uomo consapevole, grato e riconoscente nei confronti del cerchio della Vita poiché vita stessa che fluisce.

Oltrepassare i propri limiti

b2f1477bb08286552cbb16646f1855fbL’uomo selvaggio si nutre di verità, la verità insita in ogni essere vivente e presente nel flusso naturale delle cose, per questo cerca sempre di oltrepassare i limiti della propria mente, poiché la mente ingabbia in strutture spesso dovute alla cultura, all’educazione, alle credenze, che non sono naturali, o meglio in qualche modo lo sono perchè si creano naturalmente dallo scambio, dal dialogo, dalle tradizioni che stratificano, tuttavia diventano dei forti limiti quando non vengono considerate con consapevolezza e l’uomo selvaggio è in grado di essere consapevole per ristabilire la propria salute energetica, fisica e mentale.

L’uomo selvaggio è in equilibrio perchè conosce l’equilibrio dei tempi della natura e della propria natura interiore. Ecco perchè è un uomo in salute, equilibrato, saggio e allo stesso tempo coraggioso, poiché ci vuole coraggio a oltrepassare i propri limiti, ad andare oltre le proprie credenze culturali e a vivere secondo ciò che si ha dentro, secondo i propri talenti naturali.

“Vivi secondo natura, secondo la naturale prosecuzione delle cose, secondo il tuo naturale talento, la tua naturale verità e non avrai alcuna malattia, ma vivrai in armonia con ogni singolo essere vivente, al tuo posto nell’Universo. Sempre.”

con Gratitudine

Alberto Fragasso

Note:

* Questo archetipo dell’uomo selvaggio vive e dimora in noi sopito e desidera essere risvegliato e liberato, in tutti gli uomini e in tutte le donne. Mi piace chiamarlo homo selvaticus, e molte leggende delle alpi italiane ne parlano, dove assume differenti nomi e forme. Egli insegna ai pastori come cagliare il formaggio e come occuparsi del bestiame e si nasconde sulla cima delle alture delle montagne. La sua figura tuttavia si perde nella notte dei tempi e alcuni suoi elementi e richiami li ritroviamo nell’ancestrale forma del signore delle bestie e dei boschi, che nella cultura celtica prende il nome di Cernunnos, antico dio sciamano, la cui rappresentazione la ritroviamo in numerosi reperti archeologici d’Europa. Una di queste si rintraccia nelle incisioni rupestri di Paspardo nella Val Camonica, in Italia, risalenti al IV sec. a.C. che mostrano un uomo con corna di cervo in cerimonia durante un rituale. (s.v. “cernunnos”, in Miranda J. Green, Dictionary of Celtic Mith, Thames and Hudson, Londra, 1992, p. 59).

**L’uomo selvaggio riporta la cultura alla sua naturale fusione con la vita. Egli è quindi in grado di sciogliere il binomio mentale natura-cultura, uscire da questo conflitto servendosi della consapevolezza, poiché quest’ultima è per Natura oltre qualsiasi possibile binomio. [N.d.r.].

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