L’arcobaleno: un ponte di luce

Chiunque, almeno una volta nella vita, si sarà stupito nell’alzare gli occhi al cielo e provare grande ricchezza nel cuore vedendo un arcobaleno e sicuramente lo stesso avranno fatto i nostri predecessori in antichità. Ma che cos’è in realtà un arcobaleno? Esso è un fenomeno ottico che produce uno spettro continuo di luce a causa della dispersione dei raggi solari che, filtrando attraverso le gocce d’acqua rimaste sospese dopo un temporale o nelle vicinanze di una cascata, generano un arco multicolore.

L’arcobaleno è un fenomeno spettacolare nella varietà di forme nel quale può manifestarsi. L’arco primario è costituito da una serie di cerchi concentrici di colori differenti (dall’esterno verso il centro: rosso, giallo, verde, blu, indaco, violetto). L’arco di cerchio visibile dipende dall’altezza del Sole all’orizzonte e alla latitudine intermedia l’arcobaleno non può verificarsi se il Sole supera i 42° di altezza. Per questo motivo, soprattutto in estate, quando il Sole è più alto, il fenomeno si verifica in particolare nelle prime o nelle ultime ore della giornata. Perchè si possa realmente verificare inoltre è necessario che il Sole sia alle spalle dell’osservatore.

All’arco primario se ne può aggiungere uno secondario, sempre esterno rispetto al primo. I colori sono gli stessi, ma risultano in ordine invertito, con il rosso verso il centro e il violetto sull’esterno. La regione compresa tra i due archi risulta meno luminosa e prende il nome di Banda di Alessandro, dal nome del filosofo latino che, per primo, ha trattato l’argomento, ovvero Alessandro d’Afrodisianel II-III sec. d.C. Esistono inoltre alcuni rari casi, in cui l’arcobaleno si manifesta al sorgere o al tramondo del Sole, formando un arco di solo colore rosso.

Seneca scriveva in merito: «alcuni pensano che l’arcobaleno si formi così: in quella regione del cielo in cui già piove, le singole gocce di pioggia che cade costituiscono altrettanti specchietti, perciò da ognuna è riflessa l’immagine del Sole; ma molte, anzi innumervoli immagini, scendendo in rapida caduta si confondono: dunque l’arcobaleno nasce dalla moltitudine confusa di immagini del Sole». Molti sono stati poi coloro che hanno studiato ancora il fenomeno a partire da Cartesio fino ad Isaac Newton, ma sondando nelle antiche radici della Terra abbiamo la possibilità di comprendere come questo fenomeno veniva percepito fin dai tempi più antichi.

In Europa il ponte arcobaleno più celebrato è Bifrost, in grado di connettere la Terra con Asgard, la dimora degli dei nordici. Bifrost è descritto nei libri islandesi del XIII sec. che prendono il nome di Eddas. In uno di questi si narra che il re svedese Gylfi visitò Asgard e conversò con gli dei riguardo le loro origini, quelle del mondo e la sua conseguente fine. Questo tramonto, il Ragnarok, raggiunge il suo culmine quando demoni e giganti attaccano gli dei oltre Bifrost. Ma di Bifrost stesso sappiamo che era composto di tre colori e il rosso in particolare veniva descritto come fuoco ardente.

Gli dei utilizzavano Bifrost per i loro viaggi quotidiani nelle terre di mezzo, Midgard, ovvero la Terra, dove giungevano per giudicare gli uomini, ma i mortali non potevano a loro volta oltrepassare il ponte di luce. Gli unici uomini che potevano avere la speranza di quel privilegio erano coloro che valorosamente morivano in battaglia.

Ma i popoli scandinavi non sono gli unici a celebrare questo spettacolare fenomeno. Anche i Greciinfatti consideravano sacro l’arcobaleno, tanto da dedicargli una divinità, Iris, il cui nome ha proprio il significato di arcobaleno. Messaggera degli dei, Iris, o Iride, si spostava tra il cielo e la terra, facendo da ponte tra i mondi. Callimaco, poeta e filosofo greco dell’età ellenistica, descriveva Iride dormiente sotto il trono di Era, sempre calzata così da essere pronta a consegnare i suoi messaggi in ogni momento, anche se secondo Omero giungeva sulla terra solo per conto di Zeus. Troviamo Iride anche in una battaglia della guerra di Troia, quando Afrodite, la dea dell’amore e dal cuore gentile, dopo essere stata ferita, viene accompagnata da lei sulle alture dell’Olimpo nelle braccia consolatorie della madre.

La mitologia irlandese ci porta ad analizzare invece la figura del leprecauno, uno gnomo, di verde vestito, facente parte della popolazione delle fate, facilmente riconoscibile dal buffo cappello in testa e dal suo atteggiamento burlone e scherzoso. Questo gnomo ha origini molto antiche e una delle sue principali caratteristiche è quella di possedere un grosso pentolone pieno di monete d’oro che custodisce alla fine dell’arcobaleno. La leggenda vuole che un uomo, dopo aver catturato un leprecauno, in cambio della sua libertà possa esprimere tre desideri, o eventualmente che possa insistere che egli gli riveli il modo per raggiungere il pentolone colmo di ricchezze. L’arcobaleno è qui visto soprattutto come un ponte verso l’abbondanza che sfocia da un capiente contenitore e dispensatore di benessere.

Ma la funzione dell’arcobaleno, come ponte tra i mondi sembra essere diffusa anche nel resto del pianeta e facendo un grosso balzo nel globo terreste, raggiungiamo l’Australia dove gli sciamani Aborigeni del tempo del sogno considerano l’arcobaleno come un essere sacro, il Serpente, colui che ha creato le loro terre insieme al Sole e che vive nelle pozze d’acqua dei deserti australiani. Il serpente mitico è anche colui che inizia gli sciamani, inghiottendone gli aspiranti e successivamente rivomitandoli, ma è anche colui in grado di dispensare grandi poteri, vita e fertilità, visibile inoltre sia in cielo che in terra ed espressamente identificato in alcuni racconti con l’arcobaleno stesso.

Fra gli uomini-medicina della Siberia, l’arcobaleno viene utilizzato come mezzo per raggiungere i mondi superiori e spesso oltre a ornarsi di nastri variopinti prima della transe, gli sciamani ne riproducono delle raffigurazioni nei loro tamburi. Lo stesso vale per gli Indiani d’America che identificano l’arcobaleno in alcune loro leggende come un passaggio e una guida per i morti all’aldilà.

Sembrerebbe quindi che la simbologia condivisa dalla maggior parte delle culture sia quella che vede l’arcobaleno come un sostegno al passaggio, un conduttore effimero che porta a raggiungere altri mondi, ad accedere a verità nascoste e a volte a identificarlo egli stesso come spirito custode e fonte di verità e illuminazione. Questo mi spinge a citare quello che nel buddismo esoterico viene chiamato corpo arcobaleno, che simboleggia uno stato elevato di meditazione, in cui il corpo materico inizia a trasformarsi in pura luce ed indica il risveglio del Sé interiore alla completa conoscenza terrestre prima di raggiungere il Nirvana. Inoltre vi è l’importanza dei sette colori dell’arcobaleno poiché identificano i settechakra, ovvero le sette ruote di energia che percorrono il corpo dell’anima dal basso verso l’alto nelle tradizioni indiane.

L’arcobaleno quindi è un simbolo che unisce le culture del mondo, un simbolo di unità, che porta consapevolezza verso i piani alti dell’esistenza, un ponte luminoso che unisce le ricchezze della terra a quelle del cielo e permette all’uomo di raggiungerle, ma prima di tutto di accedervi con lo stupore di un bambino consapevole che somewhere over the rainbow, troverà ciò che cerca, ovvero incontrerà se stesso nella luce.

Alberto Fragasso

Bibliografia:

Guido Cossard, Cieli Perduti, UTET, Torino, 2010. John & Caitlin Matthews, The Element Encyclopedia of Magical Creatures, HarperElement, Londra, 2005. Michal Grant & John Hazel,Dizionario della mitologia classica, Sugarco Edizioni, Varese, 1994. A.P. Elkin, Sciamani d’Australia, Raffaello Cortina Editori, Milano, 2002. Mircea Eliade, Lo Sciamanismo e le tecniche dell’estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 2005.