L’apertura del cuore nella vita di tutti i giorni

Voci dalle Terre del Sogno XII

16 ottobre 2016

L’apertura del cuore nella vita di tutti i giorni

Aprire le ali, aprire le braccia al mondo, suscita calore. Indipendentemente da cosa stai vivendo l’apertura a ciò che accade nel momento presente in qualunque situazione è fondamentale per vivere in serenità.

Quando si parla di apertura del cuore non significa scendere a capofitto in profondità senza alcun tipo di imbragatura o protezione, significa andarci passo dopo passo, con i piedi di piombo a volte, poiché aprire il cuore può essere doloroso.

Non sempre le porte del cuore sono facili da aprire soprattutto quando ci sono anni di risentimento, rabbia, tristezza, valori sbiaditi, serenità mancate, delusioni sociali, di gruppo, familiari, che sono stratificate, come strati di polvere sulle maniglie e sulle porte di questo grande e luminoso cuore che è dentro ognuno di noi e che non trova spazio se viene soffocato da queste polveri velenose per l’anima.

Quando ci si approccia al cuore è importante prima di tutto andare a pulire e purificare queste porte, con calma. È un grande lavoro che richiede impegno, costanza, rispetto e onore nei confronti di se stessi, ma è ciò che necessita ogni singolo individuo per accedere alle proprie risorse personali, alle quali spesso fin da piccoli non riusciamo o non possiamo più accedervi perché la società o la cultura o le esperienze che abbiamo vissuto nel nostro quotidiano più intimo non ci hanno permesso di farlo.

Serenità è sinonimo di apertura di cuore e per aprire il cuore prima di tutto bisogna aprire la mente. Aprire la mente significa illuminare il proprio sentiero là dove ci sono ombre, là dove non vogliamo andare, dove ci sono parti di noi che stanno soffrendo, che provano malinconia, tristezza o emozioni tossiche che a volte ci sabotano sottilmente.

Quando apriamo la mente alla possibilità di accedere al cuore allora ci siamo già vicini e il cuore è sempre una soluzione, un’ottima soluzione, letale per l’ego. Ecco perché fa paura accedere al cuore, perché per farlo bisogna lasciar morire una parte di sé che non funziona più nelle nostre relazioni, che non ci permette più di vivere sereni e felici.

Accedere all’ego, accedere alle proprie parti di sé, doloranti, ferite o anche a quelle che cercano di primeggiare sugli altri perché insicure e timorose è importante per la serenità individuale, e alcune persone a volte non lo vogliono fare perché preferiscono stare nella testa, in schemi di dramma, vivere il dramma, restarci e sguazzarci. Fondamentalmente è più facile continuare a drammatizzare e ognuno è libero di farlo. Vivere nel cuore tuttavia se si persegue questa strada può essere duro, anzi quasi impossibile.

Alcune preghiere degli indiani d’america Lakota finiscono con le parole mitakuye oyasin che significano a tutte le mie relazioni ovvero una benedizione al cerchio della vita, a tutte le relazioni alle quali siamo connessi dal macrocosmo al microcosmo. Nella via sciamanica, detta anche via del cuore, intendiamo spiegare che il nostro cuore è connesso inevitabilmente a quello degli altri.

Quando ci sentiamo isolati è perché non siamo più in questa rete di relazioni e il nostro ego ci tiene intrappolati. Questo ci fa soffrire ed è responsabilità nostra e individuale prenderci cura di questa possibilità di riconnetterci agli altri per star bene noi e per le persone che ci stanno intorno.

Quando dico io sono tutte le mie relazioni non mi identifico con qualcosa all’esterno di me, ma scopro che sono intrecciato e intimamente connesso e interlacciato a tutte le cose con cui mi relaziono. Noi siamo le nostre relazioni. La relazione con la Terra, la relazione con gli amici, con il lavoro, con il cibo, con l’amato, la compagna, il padre, la madre, i propri figli. Noi siamo le nostre relazioni ed è importante esplorare là dove l’ego va a sabotarle.

Ed è qui che giunge il cuore, sede di tutte le risorse più potenti e intime, là dove la guarigione, la via del cuore sciamanica porta. Esplorare le relazioni significa dare spazio e possibilità al cuore, ai sentimenti più importanti dell’essere umano e dell’umanità intera, quali la gratitudine, il perdono, la gioia, l’abbondanza…

Quando non riusciamo a vedere questi sentimenti è perché siamo ingrati alla realtà che ci circonda, è perché siamo nell’ego. Importante quindi è tornare a una prospettiva evolutiva di sé e chiedersi «Per quale motivo non mi sento in armonia con ciò che mi circonda?», «Cosa dentro di me non mi porta a relazionarmi in modo armonioso con questa situazione?», «Con questa persona?» e non cercare la risposta all’esterno, non puntare il dito, non incolpare, ma responsabilizzarsi, riconoscere le proprie risorse e mettersi in gioco, scoprire le proprie carte di luce ed ombra per restare in armonia e serenità nel gioco della vita.

E così ci rimettiamo in cammino…

al prossimo viaggio

Alberto Fragasso

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