L’Albero della Vita: il sostegno dei Mondi

L’Albero della Vita, l’Albero Cosmico, l’Albero del Risveglio e ancora l’albero del peccato, l’albero che prende infiniti nomi nell’intero globo, è l’albero che regge i mondi. Ogni pianta possiede una radice, un fusto e delle ramificazioni, dalla più piccola forma di manifestazione vegetale alla più grande: queste sono le essenziali caratteristiche che fanno di una pianta ciò che è. L’albero cosmico è il signore delle piante e degli alberi, è l’Albero. Le sue radici sprofondano giù nel terreno fino al nucleo della Terra, il suo tronco cresce nel mezzo, là dove la vita si espande e si moltiplica e infine le sue ramificazioni giungono oltre i cieli conosciuti e sconosciuti, verso l’infinito.

Noto in differenti aspetti e con differenti volti, esso è a sostegno di molte culture del pianeta, con le stesse principali caratteristiche che ne fanno la colonna portante che annienta la distanza tra cielo e terra. Esso è l’asse che unisce i mondi, esso è la vita.

In Siberia, patria dello sciamanesimo, da dove proviene una tradizione sopravvissuta fino ai giorni nostri, lo sciamano si servirebbe dell’albero, spesso identificato come un abete o una betulla, per raggiungere i suoi spiriti alleati delle sfere celesti. Durante le iniziazioni, gli aspiranti sciamani si trovano di fronte alle loro guide spirituali, che smembrano il loro corpo e mandano in pezzi il loro scheletro, per poi ricomporlo successivamente al termine del rituale iniziatico. Ed è proprio attraverso le ramificazioni dell’albero, il tronco e le sue radici, che è possibile accedere ai vari mondi in cui essi si muovono alla ricerca del potere e delle medicine per la propria comunità.

L’albero Yggdrasill svolge la stessa funzione nella mitologia nordica ed è nelle leggende che ci sono pervenute attraverso l’Edda di Snorri dove il sacro frassino unisce i nove mondi della cosmologia norrena. Dalle sue radici sgorgano fiumi che irrigano la Terra e la rendono abitabile e i suoi rami sono dimora di una grande varietà di animali e divinità che ne minacciano l’esistenza e allo stesso tempo ne custodiscono il potere. Yggdrasill non è nient’altro che l’ennesima manifestazione dell’espansione della vita nelle sue molteplici forme: esso abbraccia tutti gli esseri viventi con i suoi rami e li nutre attraverso le sue radici.

Il Buddha soleva meditare sotto un albero di fico, l’Asvattha, detto anche l’albero del Risveglio, dove egli giunse dopo numerose peregrinazioni, passando da un maestro all’altro, alla ricerca dell’illuminazione e sotto le sue radici finalmente in seguito ad alcune tentazioni da parte del dio della morte e del desiderio, riuscì ad ottenere il grande distacco. Rgveda di lui è detto: «è verso il basso che si dirigono i suoi rami, è in alto che si trovano le sue radici, è dall’alto che i suoi rami scendono su di noi». Qui infatti l’albero è capovolto, a voler significare che colui che medita è in grado di risalire fino alle proprie radici celesti e soltanto così arrivare alla fonte metafisica della vita.

Asvattha, l’albero cosmico della mitologia indiana, era già riconosciuto molto prima della venuta del Buddha come l’albero ascensionale per eccellenza. Lo era forse probabilmente fin dall’epoca della civiltà preindiana dell’Indo, la prima civiltà nota dell’India, riscoperta dagli archeologi all’inizio del ventesimo secolo. Nell’area in cui fiorì, oltre a delle raffigurazioni dell’albero sacro, è stata infatti ritrovata la figura di una divinità cornuta che sarebbe un prototipo di Shiva, Pashupati, seduta nella posizione di meditazione che fu quella del Buddha storico, ma che gli è precedente di almeno duemila anni. Già nel Rgveda di lui è detto: «è verso il basso che si dirigono i suoi rami, è in alto che si trovano le sue radici, è dall’alto che i suoi rami scendono su di noi». Qui infatti l’albero è capovolto, a voler significare che colui che medita è in grado di risalire fino alle proprie radici celesti e soltanto così arrivare alla fonte metafisica della vita.

Nella Qabbalah ebraica l’albero della vita è una metafora filosofica per rappresentare un intricato sistema esoterico, anche in questo caso rappresentato capovolto, poiché la Creazione divina non può essere che discendente. Un cabalista contemporaneo, Z’ev ben Shimon Halevi dice che esso è proprio un’immagine della Creazione, è un grafico oggettivo dei principi attivi in tutto l’Universo, disposto sotto la forma di un albero, illustra la discesa delle energie divine in questo mondo e il loro risalire, inoltre contiene l’interezza delle leggi cosmiche oltre alla loro interazione e si mostra quindi essere un quadro dell’umanità.

In Africa è il baobab ad essere invece identificato come albero della vita, esso è l’albero farmacista poiché i suoi frutti, la sua corteccia e le sue foglie sono sempre state utilizzate dalle popolazioni indigene come medicinale oltre ad essere delle quotidiane fonti di sostentamento. Ma tornando indietro nel passato e sempre rimanendo in territorio africano, ai tempi dell’antica civiltà egizia, quando i faraoni possedevano il dominio di queste terre, gli alberi erano cosa rara, ma gli dei dimoravano comunque sui rami di un sacro sicomoro, una specie selvatica di fico, i cui frutti erano preziosi e importanti per l’alimentazione del tempo. Hathor, vacca sacra, dea e creatrice del mondo, si narra fosse proprio la signora del sicomoro e che utilizzasse le sue foglie per accompagnare i morti nel loro viaggio nell’oltretomba e che l’albero potesse essere l’ultima dimora dei loro corpi mummificati.

In Mesopotamia risiedeva un prototipo di albero della vita, il Kiskanu, dimora del dio della fertilità, dell’agricoltura, delle arti e in particolare della scrittura, che appariva spesso nell’iconografia. Da esso discenderà poi l’albero che secondo laGenesi, venne piantato da Javeh al centro del giardino dell’Eden, da dove nascerebbero i quattro fiumi che irrigano il paradiso terrestre e dove Adamo ed Evaavrebbero vissuto l’esperienza del peccato originale.

Come possiamo notare il mito dell’albero cosmico è plurimo e coesiste in molteplici civilità e culture, ma è sedendosi in un giardino o in un luogo immerso nella natura, osservando ogni singola pianta, ogni singolo filamento d’erba o fiore, che è possibile notare che in ognuno di essi vi è un piccolo Albero della Vita, esattamente come in ogni singolo essere vivente. Infatti per vivere anche noi abbiamo bisogno di forti radici che prendano sostegno, forza e nutrimento dalla Terra, per il nostro organismo e per i nostri progetti. Più le radici scendono nel profondo, più siamo in grado di crescere e salire al cielo per poter esprimere le nostre capacità e qualità attraverso i nostri rami, che si espanderanno poi in tutta la loro bellezza oltre le nuvole. Questo è il nostro compito su questa Terra ed è ciò che l’Albero della Vita ci insegna con grande semplicità. Inoltre è l’albero della conoscenza, la conoscenza della Vita stessa che potremo accogliere a piene mani dentro di noi, solo attraverso l’apertura del cuore.

Alberto Fragasso

Bibliografia:

Jacques Brosse, Mitologia degli alberi, dal giardino dell’Eden al legno della Croce, Bur Rizzoli Milano 1998. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 2007. James Frazer, Il ramo d’oro, Collana gli Archi, 2007.