I Veda: testimoni di un antico passato indoeuropeo

I Veda sono una raccolta di scritti di letteratura religiosa, fra i più antichi dell’umanità, di cui siamo in possesso. Essi sono considerati come il più autorevole fondamento del sistema religioso e filosofico dell’Induismo, sono scritti in sanscrito, detto sanscrito vedico e sono il prodotto degliAriani, fratelli delle vicine popolazioni d’Europa, che provenienti dalle regioni del Balkh (l’attuale Afghanistan settentrionale), migrarono intorno al 2200 a.C. in parte nell’India nord-occidentale, e in parte nell’Iran; vi si stabilirono e si amalgamarono con i popoli autoctoni, mettendo i primi semi per la crescita della cultura Hindu e Iranica. Dopo il loro ingresso in India, essi tramandarono la loro tradizione di generazione in generazione, parola per parola oralmente, grazie a sacerdoti incaricati di assicurarne la custodia e solo in un secondo tempo, probabilmente per esigenza di conservazione, fissarono per iscritto la sapienza, che possedevano, in quello che è il corpus vedico. Il suo contenuto, infatti, ha origini davvero remote e raccoglie temi di natura teologica, filosofica e linguistica ed è la testimonianza dell’organizzazione sociale delle popolazioni di quel tempo, addirittura antecedenti alla cultura assirica e posteriore soltanto alle dinastie egiziane, di cui tuttavia possediamo poche iscrizioni.

I Veda, il cui significato in sanscrito è sapere, sono divisi in quattro parti: il Rgveda, il Sāmaveda, loYajurveda, e l’Atharvaveda. La più importante tra le quattro è il Rgveda, in esso vi sono raccolti circa mille inni in versi metrici, detti mantra, che assumono caratteristiche semplici, in contrapposizione con il loro artificioso contenuto. Si tratta soprattutto di narrazioni mitologiche che raccontano le gesta di antiche divinità venerate in quei secoli. Esse sono indicate con due epiteti, gli asura e i deva. Con i primi si definivano gli antichi dei e successivamente i loro nemici, con i secondi invece si sono sempre rappresentate le divinità e quello che incarnavano per i popoli vedici. Ciò che veneravano e sacralizzavano, infatti, come tutte le popolazioni indoeuropee, erano i fenomeni atmosferici e naturali, anima delle divinità stesse, ai quali veniva data una forma antropomorfa, nonostante il più delle volte ciò che si vedesse di loro non aveva caratteristiche umane, come nel caso del Sole, del fuoco e del fulmine.

Quello che distingue le divinità vediche sono solo alcune principali caratteristiche, combinate con altre in comune tra tutti gli dei, come la luminosità, la saggezza, il potere e l’abbondanza. Esse avevano la funzione di stabilire un equilibrio tra il cielo e la terra, di cui ne erano parte e allo stesso tempo creatrici e responsabili. Principalmente in grado di dissipare l’oscurità, intervenivano nei rituali contro le malattie, praticati dai guaritori che cercavano il loro soccorso per una maggiore efficacia della loro medicina.

Tra le principali figure divine, che possiamo incontrare nel Rgveda ,Varuna è una delle più importanti e il suo principale compito era governare l’ordine dell’universo. Egli inoltre determinava le piogge, sprigionava i venti, era a conoscenza dei segreti degli uomini e spesso veniva invocato attraverso preghiere per ottenerne la misericordia. Solitamente accoppiato a Mitra, dio legato al sole, Varuna, sembrerebbe la personificazione della luna e del cielo notturno o di un fenomeno legato all’oscurità.

Altra divinità importante era Indra, signore delle tempeste, delle bufere e della folgore; a lui erano dedicati la maggioranza degli inni contenuti nel Rgveda. Si narrava spesso però, anche di una pianta e del suo succo, il Soma, oggetto di sacrificio e offerta, la cui divinità protettrice possedeva lo stesso nome, e le cui proprietà miracolose, descritte dai cantori negli inni, portavano salute e immortalità.

Lo studio delle divinità vediche e dei Veda stessi ha aperto numerosi capitoli di ricerca comparativistica sulla mitologia e sulle credenze dei popoli indoeuropei. Si è potuto riscontrare che gli eventi in passato che hanno preceduto la migrazione degli Ariani in India appartengono a due differenti periodi. Il primo è quello in cui gli Hindu e gli Iranici (o Persiani), erano ancora un unico popolo, che abbiamo chiamato fino ad ora Ariani, un periodo non troppo lontano dagli stessi Veda, definito Indo-Iranico o Ariano, appena prima della linea che separa le testimonianze più prossime, a noi pervenute, dell’India e dell’Iran dal loro lontano passato. Il secondo è un periodo ancora più remoto di unità del popolo Indoeuropeo, nel quale essi possedevano credenze religiose che nel complesso non sono state del tutto dimenticate dai loro discendenti (Hindu, Persiani, Greci, Romani, Celti, Germani, Slavi, ecc.).

Tuttavia queste teorie comparativistiche hanno scatenato pareri discordanti e una forte difficoltà nella ricerca, causata principalmente dalla delicatezza e dalla fragilità dei reperti preistorici, questo non significa affato però che i termini di paragone non siano numerosi e che i punti d’incontro non siano innumerevoli tanto da confermare le teorie. Un esempio è la funzione tripartita delle societàin sacerdoti, guerrieri e contadini, ma anche le diverse corrispondenze nel vocabolario delle lingue, emerse grazie agli studi di linguistica e filologia comparata, e i termini relativi al culto, ai riti e alla religione, che connettono tutte le popolazioni a partire dai territori dell’India, fino a quelli dell’Irlanda.

Una metafora che mi è cara per spiegare questo fenomeno è quella dei semi culturali. I popoli indoeuropei delle origini portarono le loro sementi lontano dai loro luoghi d’appartenza, li piantarono nelle differenti terre in cui migrarono e li coltivarono insieme alle popolazioni locali. Dai semi nacquero alberi d’aspetto differente, che impararono ad adattarsi ai climi e ai terreni in cui attecchivano, ma che per natura conservavano caratteristiche simili. Questi alberi sono i popoli stessi, i discendenti, che osservandosi a vicenda potevano certamente riconoscere un passato in comune.

Alberto Fragasso

Bibliografia: Jean Cruisinier, Manuale di Tradizioni Popolari, Meltemi, Roma, 1999 Herman Oldenberg, The Religion of Veda, Delhi, 1993 George Dumézil, L’ideologia tripartita degli Indoeuropei, Rimini, Il cerchio, 2003